![]() |
Comune di Orio Canavese Piazza Tapparo, 1 |
|
Storia Si pensa che il nome Orio derivi dal latino “Horreoum” che significa casolare rustico, granaio. Di Orio se ne hanno notizie nel 1003, quando Arduino cedeva Orio al diacono di Ivrea. Durante il Medioevo restò dominio eporediese ma anche i Biandrate e il Marchese di Monferrato vi esercitarono diritti feudali. Presumibilmente durante il medioevo fu costruito, il cosiddetto “Castelvecchio”, uno dei due castelli che sovrastano la collina. Questo si trova in direzione Sud-Est dove attualmente rimangono solo i ruderi avvolti nella vegetazione; il secondo di fine settecento si trova sulla diagonale in direzione Nord-Ovest. Nel Durante l’Ottocento il conte Vittorio si impegnò a perfezionare la coltura della vite oltre ad abbellire ed ampliare l’edificio con una nuova ala che costituisce la facciata principale; la cappella di S.Silvestro in stile neoclassico, ricca di affreschi ed eleganti stucchi, e la galleria che un tempo custodiva pregevoli quadri. Fu il marchese De Nel 1845 per beneficenza del Conte de La famiglia de Fin dall’inizio del Novecento Orio visse una forte una forte emigrazione di intere famiglie verso l’America, ed altri, soprattutto donne, verso Arrivando agli anni Venti, il mondo fu sconvolto dal primo conflitto mondiale. In memoria dei caduti venne costruito l’asilo Maria Ausiliatrice inaugurato nel 1926 sulla cui facciata compaiono i nomi dei caduti sulla lapide posta sulla facciata dell’edificio. Fino a qualche decennio fa, il 4 novembre si svolgeva una celebrazione per ricordare la vittoria dell’Italia contro l’Impero Austroungarico e per ricordare i caduti nella Grande Guerra, con una processione lungo il viale di accesso all’asilo, chiamato “viale della rimembranza”, poiché c’erano tanti pini quanti i caduti e alla base di ognuno una targhetta che riportava i loro nomi. Ora i pini sono stati sostituiti da tigli e la processione con la deposizione della corona di alloro sotto la lapide dei caduti non si celebra più. Molto più sentita fu Nell’immediato dopoguerra, la popolazione andava spostandosi sempre più verso Torino alla ricerca di un lavoro; così il vigneto veniva soppiantato dai seminativi. Le ragazze trovavano impiego nelle industrie tessili di Stanbino e Ivrea. Nel 1954 più di 50 famiglie oriesi sono state colpite dall’epidemia di tifo dovuta all’inquinamento delle acque: 80 ricoverati e 6 morti in prevalenza vecchi e bambini. Questo accadde a causa di infiltrazioni in una sorgente utilizzata per fornire l’acqua alla parte bassa del paese che ne era scarsa. Dal 1955 al 1960 lo sviluppo economico toccò anche un piccolo centro come Orio con l’arrivo delle prime televisioni ed in seguito dell’auto e delle macchine agricole. Il paese venne rimodernato con la costruzione della rete fognaria, di un nuovo acquedotto, che consentì la distribuzione dell’acqua potabile in tutte le case e l’asfaltatura delle strade. Negli anni Sessanta sono state inaugurate le nuove scuole elementari spostate dalla parte alta del paese al centro. Nel 1970 viene scavato un nuovo pozzo per l’acqua profondo Nel 1979 è stato creato il Centro Sportivo, dotato di campi da calcio, tennis, pallavolo e bocce con annesso parco giochi per i bambini. Nello stesso periodo il comune è stato trasferito al centro del paese vicino a piazza Tapparo ed alle scuole elementari.
|





