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Comune di Orio Canavese Piazza Tapparo, 1 |
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Molino Il nome mulino o molino (termine usato più spesso in passato) deriva dal tardo latino molìnum ed è il luogo dove si macinano il grano e le granaglie in genere. Il molino di Orio Canavese è stato costruito negli anni ’50 per opera di Giacomo Tessitore in regione Fabbrica su terreni situati a sud del paese, quasi al confine con Montalenghe. La costruzione è posta sulla sponda sud del Canale Demaniale di Caluso, le cui acque erano usate per provocare li movimento della ruota motrice posa sulla facciata nord del molino, nonché per l’irrigazione dei campi coltivati. La ruota del molino all’esterno dell’edificio è collegata ad ingranaggi che, con il loro movimento, permettono il funzionamento delle due macine in pietra utilizzate per la frantumazione dei chicchi di mais e frumento, ottenendone la farina. La strada di accesso al molino partiva dalla parte alta del paese ed era ciottolata, molto ben tenuta per permettere di percorrerla con facilità in quanto non solo gli oriesi ma anche gli abitanti dei paesi confinati convogliavano le granaglie al molino di Orio. BREVE NOTA STORICA DEL CANALE DI CALUSO Il Canale di Caluso è la più antica infrastruttura idraulica del Canavese essendo del XVI secolo. Il Canale di Caluso venne progettato nel 1556 dal Maresciallo di Francia Charles de Cossé de Brissac, feudatario di Caluso e luogotenente e governatore generale del re di Francia in Piemonte, per irrigare quella parte di territorio e per produrre forza motrice per alcuni mulini della zona. Egli ottenne da Enrico II re di Francia la concessione per derivare tale Canale dal fiume Orco e attraversare i territori di Castellamonte, Bairo, San Giorgio Canavese, Montalenghe, Orio, Barone, Caluso. Stipulò successivamente, apposite convenzioni con i comuni interessati. La costruzione venne probabilmente progettata e seguita dall’ingegner Francesco orologi tra il 154 e il 1560. nel 1560 l’opera era già attivata e aveva il nome di “Bealera Brissacca”. Il Canale passò in seguito alla Marchesa di Monferrato e, poco dopo, al Marchese Incisa, al Duca Vincenzo di Mantova, a Manlio e Giuseppe Valperga e, infine, ai Valperga Masino che lo cedettero al Regio Patrimonio Sabaudico nel XVII secolo. Durante il Settecento i lavori sul corso del Canale furono molti. Venero aboliti alcuni ponti canali lungo il suo percorso. Nel 1764 fu rettificata una parte dell’alveo e furono costruite due galleria sotterranee nel territorio di San Giorgio Canavese. La prima galleria denominata Bioleto, la seconda Fenoglio. Nel 1767 venne allargato e allungato il corso del Canale fino alla Mandria di Chivasso con il “Regolatore della Mandria di Chivasso” e, in seguito, costruito il “Bocchetto” per inviare l’acqua a Rondissone e Verolengo. Venne, dunque, aumentata la portata del Canale. Nel 1781 vene regolata l’imboccatura del Canale con il rifacimento dello sbarramento in pietra sull’Orco e trasportata più a monte in corrispondenza della Bealera di Castellamonte già esistente. Il XVIII secolo è, dunque, un momento di grandi trasformazioni soprattutto dovute alle grandi richieste dei vari comuni, o dei privati, interessati dal corso del Canale. Si trattava, oltre a necessità irrigue, di necessità produttive di nuovi mulini da canapa, fucine per la lavorazione del ferro, manifatture di cotone e seta. Questo fenomeno è soprattutto riscontrabile nel periodo tra il 1786 e il 1789. L’ingegnere Ignazio Michela che documenta tali richieste, segnala la trasformazione delle forme delle bocchette per avere una maggiore portata d’acqua (che venne poi regolamentata nel periodo di Carlo Alberto i cui il Regio Demanio, proprietario del Canale, introdusse un’unità di misura legale e controllabile). Dalla relazione dello stesso si evince che sul Canale si contavano 53 ponti (di cui Nel periodo napoleonico il Canale fu affittato alla Società Pastorale che già gestiva Nel 1818 il Canale ritornò in proprietà all’Amministrazione Statale fino al 1865. nel frattempo i proprietari agricoli della zona ottennero particolari concessioni per gli usi del Canale, essendosi riuniti in primi consorzi locali. In questo periodo il Canale fu affittato all’avvocato Ferrerò fino al Dal 1977, per trasformazione della situazione giuridica, fu disposto il trasferimento dei canali demaniali alle regioni. Con il decreto ministeriale dell’agosto 1980 la titolarità del Canale di Caluso è stata trasferita alla Regione Piemonte, che ha mantenuto il Consorzio Conduttore come gestore.
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